Raffaele Bonivento è un fotografo totalmente imprevedibile.
Quando hai compreso il senso di alcuni suoi scatti e di alcune inquadrature, e pensi di aver capito il suo stile, ti accorgi che lui ribalta completamente lo sguardo.
Ti concentri su geometrie e intensità, e Raffaele invece ha un modo di guardare da dentro, quasi fosse nel corpo del soggetto che riprende.
Lui sostiene di non avere alcuna percezione cinematografica, ma penso che sarebbe utile a un regista un fotografo come Raffaele: è come se temesse la luce, desidera tenerla a distanza, questa misura rende leggibili le foto più complesse; come una persona che si difende dalla luce, Raffaele dall'interno del soggetto prova a non farsi travolgere per mantenere sempre una lucidità, un controllo. Questo può essere un limite quando si tratta di commissionargli uno scatto, ma risulta una lettura originale e profonda quando è lui a decidere.
Irriverente e scostante, Raffaele ha il raro dono di provocare riflessioni in chi conosce bene i luoghi e le persone riprese, quasi che l'osservazione quotidiana non basti a sapere tutto e ci voglia Bonivento a svelarlo.
Sandro Sangiorgi Maggio 2007